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Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro? -H.Lee-

martedì 27 febbraio 2018

[Recensione]: The hate u give - Angie Thomas

Ciao a tutti astrolettori e benvenuti su Il pianeta del libro. Oggi vi parlo di The hate u give un libro che ha ottenuto un enorme successo nel giro di poco tempo, un libro sul quale avevo creato enormi aspettative e acquistato con tanto entusiasmo, convinta che mi sarebbe piaciuto da morire. E invece no, mi ha delusa come pochi libri hanno fatto finora nella mia vita da lettrice, il primo flop di questo 2018. E sono incavolata nera.
TRAMA:
Starr si muove tra due mondi: abita in un quartiere di colore dove imperversano le gang ma frequenta una scuola prestigiosa, soprattutto per volere della madre, determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli. Vive quasi una doppia vita, a metà tra gli amici di infanzia e i nuovi compagni. Questo fragile equilibrio va in frantumi quando Starr assiste all'uccisione di Khalil, il suo migliore amico, per mano della polizia. Ed era disarmato.
Il caso conquista le prime pagine dei giornali. C'è chi pensa che Khalil fosse un poco di buono, perfino uno spacciatore, il membro di una gang e che, in fin dei conti, se lo sia meritato. Quando appare chiaro che la polizia non ha alcun interesse a chiarire l'episodio, la protesta scende in strada e il quartiere di Starr si trasforma in teatro di guerriglia. C'è una cosa che tutti vogliono sapere: cos'è successo davvero quella notte? Ma l'unica che possa dare una risposta è Starr.
Quello che dirà - o non dirà - può distruggere la sua comunità. Può mettere in pericolo la sua stessa vita.
Un romanzo importante. Una voce straordinariamente autentica. Un travolgente caso editoriale.


Starr è un’adolescente afro-americana (origini africane chiaramente ma nata e cresciuta in America) che vive a Garden Heights, un ghetto abitato esclusivamente da afro-americani, gran parte dei quali fa parte di gang. Ora, come ben sappiamo, le gang sono un vero e proprio cancro per ogni società e i genitori di Starr, volendo farla crescere in un contesto leggermente più sicuro, decidono di iscriverla in una scuola di bianchi (userò i termini bianchi e neri così come fa l’autrice; chiunque si azzardi a darmi della razzista se uso la parola nero/a/i riceverà un bel colpo in testa dalla copia di questo libro). Una sera, andando a una festa insieme alla sua amica Kenya, incontra il suo caro e vecchio amico Khalil; i due chiacchierano del più e del meno finché a un certo punto sentono degli spari. Scappano dalla festa, salgono sulla macchina di lui e si avviano verso casa, senonché vengono fermati da un’auto della polizia; il poliziotto con toni e maniere brusche e incivili intima a Khalil di mostrargli i documenti, di scendere dall’auto e il ragazzo obbedisce seppur con riluttanza e saccenza. Ma a un tratto Khalil fa un movimento brusco e il poliziotto, mosso dal panico, gli spara. Starr assiste alla morte del suo migliore amico e da qui cambierà tutta la sua vita.
Questo libro vuole essere un inno alla giustizia, alla lotta contro il pregiudizio e al razzismo, ai gesti violenti e ingiustificabili fallendo miseramente nel suo compito. In tutta onestà ho trovato nella protagonista più pregiudizio e razzismo di quanto ne abbia subito  lei abbia in 410 pagine; ma andiamo con ordine. Dividerò la recensione in due parti: una senza spoiler (l’attuale) e una con spoiler (che ovviamente indicherò a grandi lettere) cercando di spiegare i motivi per cui questo libro mi ha fortemente dato fastidio. Dunque, per chi mi conosce un po’ sa quanto io sia attiva nel tentativo di divulgare i precetti del femminismo, della parità di genere e soprattutto dei diritti umani: sono estremamente convinta del fatto che per esaltare una certa categoria non sia necessario affossarne un’altra. Siamo tutti uguali giusto? Allora perché la protagonista di questo libro e i suoi amici si dilettano a fare della becera ironia ricca di pregiudizio sui bianchi ma se un bianco (Santo cielo quanto ho detestato questi termini) si azzarda a dire una cosa sui neri viene tacciato di razzismo? Vi faccio un esempio: verso la fine del libro, in un contesto che spiegherò meglio nella parte spoiler, Starr e i suoi amici deridono il povero Chris, fidanzato bianco di Starr e del suo modo di essere così bianco. In sostanza i ragazzi non fanno altro che dire, e non solo in questa scena ma in tutto il libro, frasi del tipo: ”Ah, sei bianco non puoi capire. Nessun bianco può capire la nostra musica. Poverino è bianco, non capirà mai il nostro modo di essere”.  E ogni volta che leggevo cose simili mi saliva il “Ma che cazz..”. Mi sono sinceramente imbufalita: è come dire che gli asiatici non potranno mai capire quanto sia buona la pizza perché non sono italiani o che gli africani non potranno mai capire Rossini perché era italiano o ancora che noi italiani non possiamo mai amare il sushi quanto i giapponesi  perché non siam giapponesi. MA COSA DIAVOLO STIAMO DICENDO? Ma ben venga l’incontro tra diverse culture, ben venga lo scambio culturale: si chiama CRESCITA! Se un Occidentale si permettesse a dire frasi del genere, sarebbe sicuramente e giustamente tacciato di razzismo e lapidato in pubblica piazza ma se lo fa qualcun altro allora va bene, dobbiamo star zitti e chiedere scusa come spesso e volentieri fa Chris. Ma stiamo scherzando? Siamo TUTTI ESSERI UMANI e se non vogliamo subire dei luoghi comuni tanto stupidi non dobbiamo dirli ma soprattutto pensarli! Non è che noi occidentali non siamo soggetti a razzismo: lo siamo, lo siamo stati e lo saremo semplicemente perché SIAMO ESSERI UMANI COME ALTRI  e il razzismo lo devono combattere TUTTI non solo alcuni per altri o per una sola categoria di persone. Inoltre Starr, in una scena orribile, allontana da sé il povero Chris e mentre quest’ultimo chiede disperatamente un chiarimento sul suo strano atteggiamento (Starr non dirà subito cosa è stata costretta a vivere) subirà una scena isterica della ragazza; Chris chiede: “Cosa ti ho fatto? Qual è la mia colpa?” e in tutta risposta Starr urla: “Sei bianco!”.

….

Onestamente sono schifata; capisco perfettamente il fatto che Starr abbia subito uno shock, che ce l’abbia con tutti i poliziotti bianchi (uno sbaglia? Allora tutti sono colpevoli, solo a fine libro si para il fondoschiena facendo le dovute distinzioni tra poliziotto buono e poliziotto cattivo..il che è ridicolo dannazione perché non è il mestiere a far la differenza ma l’ESSERE UMANO!) ma non vuole farsi toccare da Chris perché è bianco. Dopo questa scenata isterica e dopo che Chris le dimostra tutta la sua devozione (naturalmente lei si fa i pipponi mentali del tipo:“Non possiamo stare insieme, tu sei bianco io nera, tu sei ricco io povera, tu sei questo io quello”. La si sente la puzza di stupidi luoghi comuni?)  lui scopre, lei non lo dirà a sto povero fidanzato, il motivo per cui lei si sia comportata in quella maniera e le chiede scusa da parte di tutti i bianchi. Ma perché diavolo? Se sbaglia una persona non deve essere colpevolizzata un’intera nazione! Certo, è una frase di circostanza, è una frase giusta sotto un certo punto di vista ma vi assicuro che, per tutto il libro, non c’è una sola frase di scuse da parte di Starr nei confronti di questo povero cristiano o una frase che faccia capire che non è che tutti i bianchi sono dei razzisti schifosi senza cervello.  
Insomma ragazzi io ho trovato questo libro banale, fastidioso, scritto in maniera così semplice da risultare piatta e per quanto abbia potuto dare un minuscolo spiraglio su una tremenda realtà, non porta a compimento il suo dovere. Questo è il mio modesto parere, ho letto libri che trattano il tema del razzismo estremamente più belli e significativi. Caso editoriale? Onestamente non me lo spiego; magari l’ho letto in un momento sbagliato, magari ho percepito le sensazioni sbagliate, ma queste sono le MIE sensazioni e non posso farci nulla. L’unica cosa che ho apprezzato molto di questo libro è la musica: sono molte e varie le citazioni musicali anche se Starr non fa altro che elencare tutte le scarpe che Michael Jordan ha indossato nel corso della sua carriera.



INFO:
Pagine: 410
Prezzo:14,00€
Casa editrice: Giunti

L'AUTRICE:
Angie Thomas vive da sempre a Jackson, nel Mississippi. Da ragazza è stata citata, in quanto rapper, sulla rivista Right-On e all’occorrenza sa ancora rappare. Si è laureata in scrittura creativa presso l’Università di Belhaven. The Hate U Give è il suo romanzo d’esordio che fin da subito si è fatto notare andando all’asta tra 13 editori americani: suoi punti forti sono l’autenticità di scrittura e la capacità di trasmettere calore umano e il valore della solidarietà, pur raccontando una storia molto dura. Il successo è stato immediato, con 9 settimane al primo posto della classifica YA del New York Times, e ancora più straordinario è l’entusiasmo dei lettori e della critica che le hanno meritato in breve tempo la prima pagina del New York Times e 8 recensioni stellate. Presto diverrà un film per la regia di George Tillman Jr (Notorious, Men of Honor), con la sceneggiatura di Audrey Wells (Under the Tuscan Sun) e Amandla Stenberg nel ruolo di protagoni­sta (Hunger Games e Noi siamo tutto).

SPOILER
Bene, ora vorrei portarvi alla luce un paio di scene a causa delle quali il libro ha rischiato di fare un bel volo di ben quattro piani fuori dalla finestra. Nella scuola dove Starr studia ha stretto un legame con Hailey e Maya, la prima è la classica americana (cliché) alta, bella, bionda e carismatica (il capo del gruppo, per intenderci) e la seconda una ragazza cinese timida e col ruolo di paciera. I rapporti tra Hailey e Starr sono incrinati ma si spezzano nel momento in cui la ragazza fa battute razziste e fastidiose ma soprattutto parla male di Khalil facendo la spettatrice media, ovvero credendo fermamente a ciò che sente dire in tv. Chiaramente Starr si arrabbia e, insieme a Maya, troncano i rapporti con lei e formano una sorta di minoranza attiva: Maya e Starr si “alleano” contro Haley e i suoi pregiudizi e.. niente, in tutta un’intera scuola non esiste una sola ragazza bianca che non abbia pregiudizi, o almeno così io ho percepito la loro ideologia. E poi, sinceramente, io mi rifiuto fermamente di credere che in una scuola americana NEL 2017 (anno di pubblicazione del libro) ci siano, facciamo un esempio, 97  ragazzi bianchi, due afroamericani (Starr e un suo amico) e Maya, unica asiatica. Ma davvero?? Ma bah, nemmeno nel mio paese composto da 6000 persone ci sono così pochi studenti stranieri!
Altra scena:  Starr, Seven (fratellastro di Starr), DeVante (amico dei due) e Chris sono in macchina insieme e per cercare di smorzare la tensione che si era creata a causa di una spiacevole vicenda, martellano Chris di domande per scoprire quanto sia nero (culturalmente parlando. Ci rendiamo conto?): i toni sono scherzosi naturalmente ma quando Chris “sbaglia” a dare una risposta è chiaro che non è davvero nero. Allora il nostro povero Chris cerca di farsi giustizia e chiede: “Visto che parlate così dei bianchi posso dire una cosa sui neri?” e Seven che è alla guida della macchina sbanda, sorpreso da quella domanda mentre poi tutti si girano verso Chris guardandolo come se avesse detto la cattiveria del secolo. Chiaramente Starr decreta che è giusto che anche lui dica qualcosa e Chris, dall’alto della sua stupidità, dice ai ragazzi: “Eh, avete nomi strani”.

Ma ci sei o ci fai?

Insiste col dire che Seven non è un vero nome ma un numero e che DeVante è un nome assai strano; i tre ragazzi si difendono dicendo che per la loro cultura il sette è un numero sacro, che nel loro quartiere esistono più di un paio di DeVante, che un nome non è strano se all’inizio ha un De- o un La- e che molti nomi “strani” in lingua africana hanno un significato particolare. OVVIAMENTE! Chris non poteva fare osservazione più stupida! In questo libro tutti i bianchi sono stupidi e razzisti tutti i neri sono svegli e vittime. No. Non mi sta bene questa cosa, non mi sta bene che in un corteo di protesta ci siano solo i neri a protestare quando è una causa comune, una  causa di TUTTI GLI ESSERI UMANI e non solo di una categoria di esseri umani. Altro dettaglio: Starr all’età di dieci anni ha visto morire la sua migliore amica Natasha, una morte violenta causata da colpi di pistola; alla fine del libro Starr fa una lista di tutti coloro per i quali vuole lottare, che vuole ricordare e Natasha non c’è. Si piange per mezzo libro per la morte di questa bambina e poi non la ricorda nel momento che dovrebbe essere più toccante in tutto il libro? BAH!

Vi giuro che mi sale il sangue alla testa al solo pensiero di questo libro. Forse ho colto tutti i messaggi in maniera erronea, non saprei. Se qualcuno lo ha letto mi faccia sapere. Un confronto è sempre gradito.

Buone letture!

1 commento:

  1. come ti avevo già anticipato su instagram non vedevo l'ora di leggere il tuo modesto parere (negativo)!
    se ne ho sentito parlare bene... L'hanno osannato questo libro! io, personalmente, non ero per nulla interessata perché mi sembrava solo uno dei soliti YA con la solita storia trita e ritrita, infatti da quello che leggo ho fatto davvero bene ad evitarlo!
    Io ODIO profondamente i luoghi comuni che riguardino """"bianchi"""" e """"neri""""", okay, fai una battuta ironica, ma basare un libro sul fatto che "i bianchi non possono capire", "i poliziotti bianchi sono razzisti" ecc, mi sembra un'offesa alla comunità afroamericana ma anche, e direi soprattutto, a tutte quelle persone che non appartengono ad essa, ossia, come dice l'autrice, i """bianchi""". Io sinceramente mi sento offesa quando in tv o su internet (e sottolineo su internet) si tende a generalizzare e quindi a sacrificare coloro che invece sono rispettosi l'uno dell'altra.
    secondo me non hai travisato nulla, purtroppo è una linea di pensiero abbastanza diffusa, soprattutto in America e non mi stupisce che quest'autrice abbia approfittato del momento, l'unica cosa triste di tutto questo è che, come ti ho detto, non è solo lei a fare discorsi del genere e che questo libro è stato letto da moltissime persone che l'hanno anche osannato...

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